Cure palliative: Gestione del malato

 

 

 L'assistenza domiciliare oncologica in fase terminale

vista dal MMG e dallo specialista

    

 

   

     

L'assistenza oncologica al malato neoplastico in fase terminale rappresenta un impegno etico e professionale di alto livello che coinvolge operatori sanitari in un lavoro di equipe in cui siano condivisi obiettivi e metodologie di lavoro. L'assistenza domiciliare per questa tipologia di pazienti è un settore con esperienze limitate che deve confrontarsi con una domanda crescente. Va sempre più ampliandosi, infatti, una richiesta di assistenza flessibile, non burocratica, in grado di connettersi alla funzionalità delle reti informali in cui le persone vivono: è la "community care" degli anglosassoni.

L'approssimarsi della morte, nell'ultimo mese di vita, rappresenta il momento di maggiore sofferenza per il malato e per la sua famiglia che gli sta accanto e di maggior carico assistenziale, in cui i sintomi vengono sottostimati e/o non adeguatamente trattati e in cui si chiede di migliorare il più possibile la qualità della morte.

Lungo tutto il percorso della malattia, il medico di famiglia si trova a relazionare con il malato e la sua famiglia, presso il proprio domicilio, in modo meno formale rispetto all'ospedale o all'ambulatorio: nelle fasi terminali poi le certezze da parte di tutti vengono meno, cosicché diventa necessaria una consapevole compartecipazione di responsabilità. Tutto ciò implica una interconnessione tra controllo dei sintomi, necessario per alleviare le sofferenze del malato e dei familiari, e la capacità di comunicazione, in cui si riordinano le relazioni e si creano le premesse per una migliore efficacia del trattamento sintomatico E' questo il metodo "palliativo" di assistenza terminale, che non si propone di curare la malattia, bensì ha come obiettivo il controllo dei sintomi, la riduzione della disabilità, il miglioramento della qualità di vita e di morte, accogliendo le necessità psicologiche, sociali e spirituali del malato e dei suoi familiari.

Nell'ottica di creare un servizio di assistenza domiciliare di qualità crediamo che tutte le possibili competenze professionali si debbano integrare, nel rispetto reciproco dei diversi compiti e ruoli, con una sinergia di intenti, in modo che l'inserimento di un malato in un programma di Cure Palliative debba rappresentare un diritto per ogni malato e un dovere per ogni operatore sanitario.

A tal proposito, esistono dei principi cardine su cui si deve basare ogni buon Programma di Cure Palliative:

1. Devono essere garantiti nell'équipe competenza, capacità, atteggiamenti e comunicazione adeguati in modo da realizzare un'assistenza quanto più possibile incentrata sui desideri della persona ammalata.
2. Vi devono essere "luoghi protetti" per soffrire rappresentati dall'hospice, ma anche da altre strutture adeguate a tale scopo (quali l'ospedale di comunità o le RSA).
3. Si deve stabilire una collaborazione con il malato, il partner e la famiglia da parte di tutta l'équipe.
4. Bisogna chiedere ed osservare.
5. Va fatta un'accurata rilevazione delle cause del problema.
6. Valutare, se possibile, l'intensità dei sintomi, quali ad esempio il dolore, utilizzando strumenti adeguati e validati (scale analogico-visive, questionari specifici).
7. Non va mai rimandato l'inizio di una terapia.
8. I farmaci devono essere somministrati con regolarità, in modo che il sintomo non si ripresenti.
9. Bisogna porsi, insieme al malato e alla sua famiglia, obiettivi realistici.
10. Bisogna rivalutare spesso e con regolarità il caso clinico e, se necessario, insieme a tutta o a parte dell'équipe, per modificare, se occorre, il piano terapeutico e/o gli atteggiamenti da tenere affinché venga realizzato a pieno il progetto del "prendersi cura".
11. Vanno trattati anche i sintomi concomitanti.
12. Empatia, comprensione, distrazione e miglioramento dell'umore sono essenziali complementi di ogni terapia intesi come strumenti fondamentali dell'assistenza nel suo significato etimologico di "ad sidere" (sedere a fianco).

 Il progetto di integrazione nell'assistenza domiciliare al malato oncologico terminale si concretizza con la realizzazione, strutturale ed operativa, dell'A.D.I.(Assistenza Domiciliare Integrata) oncologica che si avvale, oltre al medico di famiglia che rappresenta il punto centrale del sistema operativo, del Coordinatore del CORAT (Centro Oncologico di Riferimento per l'Assistenza Territoriale), dei Medici responsabili dei Distretti, degli Infermieri territoriali, dei Medici specialisti, degli Psicologi, dei fisioterapisti, degli Assistenti sociali, degli operatori addetti all'assistenza, delle Associazioni di Volontariato accreditato. Ognuno di questi " entra in azione" qualora il medico di famiglia ne ravvede la necessità, dietro sua esplicita richiesta.

All'interno di questo sistema, che apparentemente potrebbe sembrare di ottima fattura, esistono tuttavia delle criticità emerse anche con l'esperienza accumulata in questi anni: pur tuttavia è indispensabile elaborare ulteriori progetti complementari all'A.D.I. in modo da fornire la migliore assistenza possibile, sotto tutti i punti di vista, al malato e alla sua famiglia.

  

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