Cure palliative: Psicologia del malato

 

 

I bisogni dell'ammalato

    

Elizabeth Blackborow

(Presidente, Associazione di volontariato Oasi)

   

  

   

I bisogni del malato
  

  

I bisogni dell'ammalato, come quelli del sano, possono essere considerati in relazione alle diverse sfere della persona: fisica, psico-emotiva, sociale, intellettiva e spirituale. Nel grafico, a questi componenti abbiamo correlato i bisogni della piramide di Maslow. Non esclusivamente di ordine fisiologico, essi vengono percepiti in maniera più chiara ed impellente quando la persona sta vivendo un periodo di crisi, di perdita o di malattia. E' da notare che molti di questi bisogni possono essere soddisfatti con una buona comunicazione ed una relazione interpersonale di stile empatico.

Se, infatti, parliamo dei bisogni di ordine psico-spirituale occorre riferirsi sia a categorie comportamentali correlate alle persone, quali i rapporti  con gli altri, con la natura, con se stessi, con l'Entità suprema, sia a categorie di sentimenti  quali la possibilità di formulare un'autonoma valutazione di se stesso, di dare e ricevere amore, di provare soddisfazione per la propria vita, di essere in grado di preoccuparsi per gli altri e di concedere il perdono.

Questo mondo interiore viene turbato dalla malattia; anche se ogni persona reagisce in modo diverso ad essa, in ciascuna si verifica una disarmonia della mente, del corpo e dello spirito che può avvicinare o allontanare da un processo di crescita.

Per Desforges (Les besoins spirituels du mourant, Jalmav, 12/1988) l'interrogativo "Perché proprio a me?" implica alcuni bisogni: di riconoscere se stessi o forse anche di conoscersi profondamente per la prima volta; di comprendere se stessi e la propria situazione, di dare una senso alla propria vita, alla propria sofferenza, alla propria morte; di sapere dove si va, attraverso quali momenti misteriosi ed angoscianti dover passare; di poter esprimere le proprie paure, inquietudini, disperazioni o speranze; di essere considerato una persona vivente  fino al momento della morte.

Come la stessa salute dev'essere intesa in senso dinamico, cioè come la ricerca continua di un equilibrio all'interno della persona, fra corpo, psiche e spirito, e all'esterno fra persona e ambiente, così per guarigione non si deve intendere solo il recupero fisico, ma (quando questo non è più possibile), anche la pacificazione psicologica, la forza interiore, il coraggio, la forza morale, la capacità di non andare alla deriva anche se il corpo si sgretola (cfr. M. Petrini, in Camillianum, 9/1994). In questo senso anche nell'ambito del malato terminale si può dunque parlare di guarigione, ma questo potrà avvenire solo in presenza di una buona comunicazione e di una relazione interpersonale empatica che tenga conto del bisogno più profondo e fondamentale, in qualche modo sintesi di quasi tutti gli altri: l'essere "qualcuno" per qualcuno.