Counselling: la relazione di aiuto

 

 

La relazione di aiuto: un modo diverso di essere in relazione

 

Elizabeth Blackborow

(Presidente, Associazione di volontariato Oasi)

 

 

 

    

La Relazione di aiuto (o Counselling) si potrebbe definire un modo diverso di essere in relazione. Essa non significa: essere amico, comportarsi da genitore, curare come un medico, insegnare, consigliare, indirizzare, tutti stili di relazione che si propongono di aiutare, nè sarebbe corretto considerarla semplicemente come una serie di tecniche di comunicazione. Se può condividere qualche caratteristica di ognuno di questi stili, la relazione di aiuto è molto di più. Un brano tratto da I Never Promised You a Rose Garden di H.Green la propone così: "[...]Non ti ho mai promesso la giustizia perfetta... e non ti ho mai promesso nè pace, nè felicità. Il mio aiuto ti rende libero di lottare per tutte queste cose. L' unica realtà che offro è la sfida, e chi è sano è libero di accettarla o meno, nel modo in cui è capace [...]". Per il British Association for Counselling lo scopo è di "dare al cliente la possibilità di esplorare, scoprire e chiarire un modo diverso di vivere in pienezza e con maggiore benessere" (1991).

Seguendo il pensiero rogersiano, possiamo dire sinteticamente che esistono tre condizioni fondamentali che, comprese ed approfondite con molto esercizio, devono diventare il nostro modo di essere se vogliamo che il rapporto interpersonale sia davvero aiutante. Esse sono, allo stesso tempo, necessarie e sufficienti per creare quell'atmosfera di totale assenza di minaccia che rende possibile l'attivarsi nell' altro della tendenza naturale e positiva all'"autoguarigione", ossia delle risorse personali latenti che gli permettono di affrontare con maggiore serenità e benessere la propria situazione di vita.

1. L' empatia è la capacità di cogliere il mondo dell'altro come se fosse il tuo: cogliere correttamente i suoi sentimenti senza confonderli con i tuoi. "E' un processo centrato sul cliente in cui il counsellor mette da parte il proprio modo di sperimentare e percepire la realtà per cogliere e rispondere alle esperienze del cliente. Non è una 'tecnica' di risposta al cliente ma un modo-di-essere-in-relazione con lui" (Mearns D.-Thorne B., Person-Centred Counselling in Action, Sage, London, 1988).

2. L' autenticità richiede di essere se stessi, trasparenti, senza facciata. Di presentarsi con tutta la propria umanità (vulnerabilità, imperfezioni, ecc.), il che non significa buttare fuori a torrenti i propri sentimenti, bensì l' esserne consapevoli e non aver paura di esprimerli al momento giusto. Rogers afferma: "Sono arrivato alla conclusione che l' affidabilità non richiede che io sia rigidamente sempre lo stesso, ma che sia autenticamente vero. Ho usato il termine congruenza per descrivere come vorrei essere. Con questa parola intendo esprimere la mia consapevolezza di qualsiasi sentimenti o atteggiamento stia sperimentando. Quando questo si verifica allora sono -in quel momento- una persona unificata (integrata) e posso quindi essere ciò che autenticamente sono" (liberamente tradotto da On Becoming a Person,).

3. L' accettazione incondizionata comporta accettare totalmente l'altro come persona uguale a te, senza giudicarlo. "Posso liberarlo [il cliente] dalla minaccia di una valutazione esterna? In quasi ogni fase della nostra vita -in famiglia, a scuola, sul lavoro- ci ritroviamo sotto l'oppressione dei premi e castighi dei giudizi altrui. "Va bene!", "Non va bene!", "Prendi un bel voto!", "E' un fallimento!". [...] Tali giudizi fanno parte della nostra vita dall' infanzia fino alla vecchiaia" (ivi).

Alle tre condizioni fondamentali occorre aggiungere l'ascolto attivo, una forma particolare di ascolto che presta attenzione dettagliata a tutti i segnali della persona, verbali e non; che coglie oltre al detto anche il non detto, i sentimenti e le emozioni, per poi comunicare empaticamente di averli compresi.

Ben altri dettagli della relazione e della comunicazione richiederebbero approfondimento, a volte con dinamica di gruppo, lavorando su casi specifici per imparare a cogliere quello che è in gioco ed a rispecchiarlo in modo preciso e corretto. La relazione di aiuto, che comprende anche le tecniche per la soluzione dei problemi, richiede impegno e non poco esercizio, se vogliamo che non resti un camice indossato, ma diventi un-modo-di-essere-in-relazione, vissuto alla distanza giusta per evitare il burn-out.
 

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