Piani e politiche

 

 

Primo indice mondiale per la valutazione della qualità delle cure di fine vita

 

  

Un report pubblicato il 14 luglio 2010 dall’ Economist Intelligence Unit rivela la grande disparità nella qualità delle cure offerte a livello mondiale alle persone con malattia a rischio vita e terminale.

L’indice “Quality of Death” (Qualità della morte), voluto dalla Fondazione Lien di Singapore, valuta gli attuali ambienti di cure di fine vita in 40 paesi secondo 24 indicatori quali: consapevolezza del pubblico, formazione, accesso al controllo del dolore e trasparenza della comunicazione tra medico e paziente. Al primo posto della tabella viene il Regno Unito, seguito dall’Australia. Molte nazioni ricche sono valutate parecchio più in basso: queste comprendono la Danimarca (22), l’Italia (24) e la Corea del Sud (32). In fondo alla tabella: Cina, Brasile, India e Uganda. Il report identifica il ridotto control del dolore, la mancanza di cure palliative a livello nazionale e i tabù culturali come le barriere principali alla buona qualità della morte e della fine vita.

Mentre più di 100 milioni di pazienti e care-givers hanno bisogno di cure palliative ogni anno, meno dell’8% ne hanno accesso. Il report individua nella disponibilità di farmaci il fattore più importante per la pratica di buone cure fine vita e riconosce come le cure palliative possono ridurre la spesa per la sanità. Per a maggior parte, infatti, le cure hospice  e palliative sono espletate a domicilio. Un aumento della proporzione di cure ambulatoriali e domiciliari le cure palliative potrebbe ridurre così il costo delle degenze e ricoveri di emergenza.

 Per approfondire:

www.qualityofdeath.org

Il report è disponibile per il download gratuito su

www.eiu.com/site_info.asp?info_name=qualityofdeath_lienfoundation&page=noads

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