Cure palliative: Gestione del malato

 

 

Ruoli e compiti delle diverse figure professionali che cooperano nell’A.D.I.

  

  

  

  

Requisiti, attitudini, formazione

Ogni progetto di assistenza al malato oncologico nelle ultime fasi di malattia deve prevedere un'integrazione funzionale tra tutte le diverse figure impegnate.
 
L’Assistenza Domiciliare Integrato (A.D.I.), specie in ambito oncologico, è nata con l’obiettivo di offrire al malato e alla sua famiglia un sistema assistenziale in cui gli operatori, sanitari e non, cooperano strettamente tra se per garantire un livello di cure qualificate, in considerazione della malattia di base, in cui ognuno deve assumere i compiti specifici che gli competono e, attraverso un continuo scambio di flussi comunicativi, integrarsi l’uno con l’altro.
 
È compito del Medico di Medicina Generale (MMG) saper coagulare le diverse professionalità in modo da poter garantire un’assistenza oncologica di alto spessore, ma soprattutto che sappia cogliere le difficoltà organizzative, psicologiche, oltre che quelle legate alla malattia, del malato e della sua famiglia e sapere impostare, insieme a tutti, un percorso di accompagnamento condiviso, realistico ed elastico. E’ come se fosse una grande orchestra sinfonica in cui il direttore, rappresentato dal medico di famiglia, dirige tutti gli orchestrali e da tutti deve nascere una musica unica, in cui non ci sono comparse o figure di minore importanza, solo se tutti”suonano insieme nasce una buona musica”.
 
Ognuna delle diverse professionalità deve mostrare attitudini specifiche verso i malati oncologici che significa non solo conoscere la malattia, i suoi sintomi clinici, le terapie farmacologiche per combattere le complicazioni che potranno subentrare, ma anche i problemi strettamente relazionali, su come affrontare la malattia accanto ai suoi cari, agli amici di sempre, nel suo ambiente domestico, accanto agli oggetti che rappresentano parte integrante del suo essere. Si richiede perciò da parte di tutti una carica umanitaria non indifferente, facendo anche attenzione a non immedesimarsi troppo nelle problematiche del “nostro” malato, con il rischio di un burn-out, in modo da saper poi distinguere in modo oggettivo ciò che è giusto fare in certe circostanze.
 
Tra le peculiarità del MMG dobbiamo ricordare anche che egli deve:


• Richiedere la consulenza specialistica nei casi in cui ravvede la necessità;
• Avere la responsabilità clinica diretta del proprio paziente assistito al domicilio;
• Redigere un programma di formazione continua al personale addetto alle cure palliative domiciliare, anche in collaborazione con gli altri operatori.

Quando affermiamo che ognuno deve rivestire il proprio ruolo non significa che, ad esempio, lo specialista cardiologo si deve limitare ad eseguire un ECG, a refertarlo, a consigliare la terapia cardiologia, ma deve integrarsi con il malato oncologico, con quella che è la sua malattia di base per la quale è stato messo in moto questo sistema di assistenza, deve integrasi con il proprio medico di famiglia per condividere insieme un piano terapeutico-assistenziale che può anche non comprendere alcun farmaco. L’assistenza oncologica nel progetto A.D.I. prevede infatti una bassa medicalizzazione, ma un’alta carica umanitaria, una terapia di conforto, in cui l’uso del farmaco va al di là delle aspettative farmacologiche.
 
Il flusso comunicativo tra le diverse figure professionali che ruotano intorno al malato e alla sua famiglia deve essere intenso e permanente, così da garantire adeguati collegamenti tra le componenti sanitarie e sociali, anche in modo coerente tra loro, nonché positivamente coinvolgenti l’assistito e la famiglia.
 
Per fare ciò è utile anche che tutti gli operatori frequentino periodicamente un progetto formativo complementare che li veda discenti e docenti nello stesso tempo, in cui la formazione nozionistica universitaria lasci il passo alle conoscenze pratiche del saper fare e saper fare bene.
 
La formazione obbligatoria deve prevedere un’adeguata conoscenza delle tecniche comunicative e di dialogo improntate essenzialmente sull’aspetto pratico (come porsi di fronte al malato, saper ascoltare e interpretare ciò che non viene detto, “trovare la parola giusta al momento giusto” e quant’altro l’esperienza della medicina generale nell’assistenza domiciliare è stata maturata negli anni).
 
È necessario inoltre comunicare all’utenza un messaggio di servizio integrato anche da parte dell’istituzione aziendale, affinché traspaia netto il messaggio che il progetto stesso prevede l’integrazione tra gli operatori e che tutto ciò non è improntato su piani d’intervento personale. Un sistema sanitario che vuole ottimizzare questa specifica risorsa, che offre un servizio integrato di assistenza domiciliare e che qualifica il ruolo professionale di tutte le figure che ruotano intorno al malato e alla sua famiglia dovrebbe anche pensare a non lasciare, nei limiti del possibile, spazi vuoti nell’attività assistenziale, così da offrire una vera continuità assistenziale, preferibilmente da parte degli stessi operatori.

Il malato oncologico percorre un lungo viaggio che inizia nel momento della diagnosi e si conclude con la sua morte: attraverso questo la sua personalità tende a dileguarsi, diventa via via sempre più fragile, sia da un punto di vista fisico che psicologico, e a ciò contribuiscono le terapie, i consulti specialistici, a volte i rigidi follow-up e le ricadute di malattia. In tutto ciò diventa spesso sempre più solo, con accanto una famiglia (se presente) che il tempo tende a logorare in modo progressivo: si instaura spesso anche la sfiducia negli uomini e nella medicina stessa. In questo scenario dobbiamo proporre un sistema efficace di assistenza, quale può essere quello dell’A.D.I., in cui si mantenga viva la dignità della persona e, in secondo luogo, la cura della malattia.  

    

  

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Ruoli e compiti nell'A.D.I.

Cure palliative: Gestione del malato

 

 

Ruoli e compiti delle diverse figure professionali che cooperano nell’A.D.I.

  

  

  

  

Requisiti, attitudini, formazione

Ogni progetto di assistenza al malato oncologico nelle ultime fasi di malattia deve prevedere un'integrazione funzionale tra tutte le diverse figure impegnate.
 
L’Assistenza Domiciliare Integrato (A.D.I.), specie in ambito oncologico, è nata con l’obiettivo di offrire al malato e alla sua famiglia un sistema assistenziale in cui gli operatori, sanitari e non, cooperano strettamente tra se per garantire un livello di cure qualificate, in considerazione della malattia di base, in cui ognuno deve assumere i compiti specifici che gli competono e, attraverso un continuo scambio di flussi comunicativi, integrarsi l’uno con l’altro.
 
È compito del Medico di Medicina Generale (MMG) saper coagulare le diverse professionalità in modo da poter garantire un’assistenza oncologica di alto spessore, ma soprattutto che sappia cogliere le difficoltà organizzative, psicologiche, oltre che quelle legate alla malattia, del malato e della sua famiglia e sapere impostare, insieme a tutti, un percorso di accompagnamento condiviso, realistico ed elastico. E’ come se fosse una grande orchestra sinfonica in cui il direttore, rappresentato dal medico di famiglia, dirige tutti gli orchestrali e da tutti deve nascere una musica unica, in cui non ci sono comparse o figure di minore importanza, solo se tutti”suonano insieme nasce una buona musica”.
 
Ognuna delle diverse professionalità deve mostrare attitudini specifiche verso i malati oncologici che significa non solo conoscere la malattia, i suoi sintomi clinici, le terapie farmacologiche per combattere le complicazioni che potranno subentrare, ma anche i problemi strettamente relazionali, su come affrontare la malattia accanto ai suoi cari, agli amici di sempre, nel suo ambiente domestico, accanto agli oggetti che rappresentano parte integrante del suo essere. Si richiede perciò da parte di tutti una carica umanitaria non indifferente, facendo anche attenzione a non immedesimarsi troppo nelle problematiche del “nostro” malato, con il rischio di un burn-out, in modo da saper poi distinguere in modo oggettivo ciò che è giusto fare in certe circostanze.
 
Tra le peculiarità del MMG dobbiamo ricordare anche che egli deve:


• Richiedere la consulenza specialistica nei casi in cui ravvede la necessità;
• Avere la responsabilità clinica diretta del proprio paziente assistito al domicilio;
• Redigere un programma di formazione continua al personale addetto alle cure palliative domiciliare, anche in collaborazione con gli altri operatori.

Quando affermiamo che ognuno deve rivestire il proprio ruolo non significa che, ad esempio, lo specialista cardiologo si deve limitare ad eseguire un ECG, a refertarlo, a consigliare la terapia cardiologia, ma deve integrarsi con il malato oncologico, con quella che è la sua malattia di base per la quale è stato messo in moto questo sistema di assistenza, deve integrasi con il proprio medico di famiglia per condividere insieme un piano terapeutico-assistenziale che può anche non comprendere alcun farmaco. L’assistenza oncologica nel progetto A.D.I. prevede infatti una bassa medicalizzazione, ma un’alta carica umanitaria, una terapia di conforto, in cui l’uso del farmaco va al di là delle aspettative farmacologiche.
 
Il flusso comunicativo tra le diverse figure professionali che ruotano intorno al malato e alla sua famiglia deve essere intenso e permanente, così da garantire adeguati collegamenti tra le componenti sanitarie e sociali, anche in modo coerente tra loro, nonché positivamente coinvolgenti l’assistito e la famiglia.
 
Per fare ciò è utile anche che tutti gli operatori frequentino periodicamente un progetto formativo complementare che li veda discenti e docenti nello stesso tempo, in cui la formazione nozionistica universitaria lasci il passo alle conoscenze pratiche del saper fare e saper fare bene.
 
La formazione obbligatoria deve prevedere un’adeguata conoscenza delle tecniche comunicative e di dialogo improntate essenzialmente sull’aspetto pratico (come porsi di fronte al malato, saper ascoltare e interpretare ciò che non viene detto, “trovare la parola giusta al momento giusto” e quant’altro l’esperienza della medicina generale nell’assistenza domiciliare è stata maturata negli anni).
 
È necessario inoltre comunicare all’utenza un messaggio di servizio integrato anche da parte dell’istituzione aziendale, affinché traspaia netto il messaggio che il progetto stesso prevede l’integrazione tra gli operatori e che tutto ciò non è improntato su piani d’intervento personale. Un sistema sanitario che vuole ottimizzare questa specifica risorsa, che offre un servizio integrato di assistenza domiciliare e che qualifica il ruolo professionale di tutte le figure che ruotano intorno al malato e alla sua famiglia dovrebbe anche pensare a non lasciare, nei limiti del possibile, spazi vuoti nell’attività assistenziale, così da offrire una vera continuità assistenziale, preferibilmente da parte degli stessi operatori.

Il malato oncologico percorre un lungo viaggio che inizia nel momento della diagnosi e si conclude con la sua morte: attraverso questo la sua personalità tende a dileguarsi, diventa via via sempre più fragile, sia da un punto di vista fisico che psicologico, e a ciò contribuiscono le terapie, i consulti specialistici, a volte i rigidi follow-up e le ricadute di malattia. In tutto ciò diventa spesso sempre più solo, con accanto una famiglia (se presente) che il tempo tende a logorare in modo progressivo: si instaura spesso anche la sfiducia negli uomini e nella medicina stessa. In questo scenario dobbiamo proporre un sistema efficace di assistenza, quale può essere quello dell’A.D.I., in cui si mantenga viva la dignità della persona e, in secondo luogo, la cura della malattia.  

    

  

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