Cure palliative: Lutto

 

Senso di colpa e rimpianti nella malattia prolungata

Kenneth J. Doka, Phd

(per gentile concessione del Hopice Foundation of America) 

  

  

Si dice spesso che la morte improvvisa abbia un impatto pesante sui sopravvissuti e leggero sulla persona deceduta. Lo stesso buon senso comune a volte è portato a considerare la morte dopo lunga malattia come meno pesante per chi resta. La verità è più complessa. Ogni morte a modo suo è difficile. Le morti improvvise lasciano nei sopravvissuti un sentimento di sgomento e vulnerablità, ma la morte dopo una lunga malattia può lasciare in chi resta uno stato di torpore e di estrema prostrazione.
 
I sopravvissuti di ogni morte soffriranno. Quando la morte segue una lunga malattia, quel dolore si potrà evidenziare in sensi di colpa e rimpianti che possono avere origine dalla stessa esperienza della malattia.
 
Due temi si possono sviluppare. Il primo, durante il corso di una lunga malattia, ci sono molte cose da decidere. Dovremmo fare questo ciclo di chemioterapia? Dovremmo fare ulteriori terapie? Siamo al punto d’avere bisogno dell’assistenza di un hospice? Dopo la morte possiamo ritornare su quelle decisioni ripensandole costantemente e chiedendoci: “ho fatto il meglio possibile?”.
 
Marla si interroga su queste cose. Suo marito George era stato ammalato a lungo di cancro. Alla fine decise di sottoporsi ad un ultimo ciclo di chemioterapia. Marla si chiede in continuazione se tali decisione sia state giusta. Si chiede anche perché hanno tardato così tanto a rivolgersi ad un hospice. Una volta arrivati all’hospice il marito sembrava sentirsi meglio. Marla rimpiange di non aver chiamato l’hospice prima.
 
C’è un altro punto. L’assistenza è molto difficile. E’ difficile per la famiglia e per gli amici. E’ perfino dura per la persona che la riceve. Un tempo indipendenti, lui o lei ora si trovano a dovere affrontare l’umiliante situazione di avere bisogno della più intima assistenza da parte di altri. In queste situazioni la rabbia esplode facilmente, si perde facilmente la pazienza, e si possono dire cosa di cui più avanti ci si potrà pentire. E di nuovo dopo la morte questi cose possono perseguitarci.
 
Riconsiderare tutte queste cose fa parte integrante del processo di sofferenza.  Le cose sembrano sempre diverse con il senno di poi, rimosse tutte le pressioni che ci hanno indotto a comportarci nel modo in cui ci siamo comportati.
 
Riconoscere questo fatto rappresenta il primo passo nella gestione dei propri sentimenti. Ma anche altre cose ci possono essere utili. Se questi argomenti davvero ci turbano è utile parlarne con uno psicologo o in un gruppo di sostegno. Riesaminare la malattia e ricordare a noi stessi tutte le situazioni che ci hanno condotto ad agire nel modo con cui abbiamo agito ci rassicurano sul fatto che se dovessimo confrontarci con le medesime situazioni, con informazioni e scelte simili, difficilmente agiremmo in  modo diverso. Esplorare le nostre decisioni e comportamenti con altri che comprendono ci può rassicurare sui limiti umani delle nostre capacità e della nostra pazienza.
 
Se il senso di colpa è forte ci possono essere d’utilità altri espedienti. A volte scrivere alla persona che è  morta, o parlare ad una sedia vuota al cimitero, ci possono dare le opportunità necessarie per chiedere, ricevere e offrire perdono. Anche i nostri rituali e convinzioni possono essere strade che conducono al perdono.
 
Tutti questi atti possono portarci ad affermare un punto cruciale nella nostra lotta contro l’angoscia. Sottoposti a tutto lo stress del dolore, della malattia, dell’assistenza abbiamo fatto dopotutto la cosa migliore che potevamo fare.
 
   

Estratto da Journeys, Aprile 1997
Titolo originale: Guilt and Regret in Prolonged Illness

© Hopice Foundation of America

http://www.hospicefoundation.org   

Senso di colpa e rimpianti nella malattia prolungata

Cure palliative: Lutto

 

Senso di colpa e rimpianti nella malattia prolungata

Kenneth J. Doka, Phd

(per gentile concessione del Hopice Foundation of America) 

  

  

Si dice spesso che la morte improvvisa abbia un impatto pesante sui sopravvissuti e leggero sulla persona deceduta. Lo stesso buon senso comune a volte è portato a considerare la morte dopo lunga malattia come meno pesante per chi resta. La verità è più complessa. Ogni morte a modo suo è difficile. Le morti improvvise lasciano nei sopravvissuti un sentimento di sgomento e vulnerablità, ma la morte dopo una lunga malattia può lasciare in chi resta uno stato di torpore e di estrema prostrazione.
 
I sopravvissuti di ogni morte soffriranno. Quando la morte segue una lunga malattia, quel dolore si potrà evidenziare in sensi di colpa e rimpianti che possono avere origine dalla stessa esperienza della malattia.
 
Due temi si possono sviluppare. Il primo, durante il corso di una lunga malattia, ci sono molte cose da decidere. Dovremmo fare questo ciclo di chemioterapia? Dovremmo fare ulteriori terapie? Siamo al punto d’avere bisogno dell’assistenza di un hospice? Dopo la morte possiamo ritornare su quelle decisioni ripensandole costantemente e chiedendoci: “ho fatto il meglio possibile?”.
 
Marla si interroga su queste cose. Suo marito George era stato ammalato a lungo di cancro. Alla fine decise di sottoporsi ad un ultimo ciclo di chemioterapia. Marla si chiede in continuazione se tali decisione sia state giusta. Si chiede anche perché hanno tardato così tanto a rivolgersi ad un hospice. Una volta arrivati all’hospice il marito sembrava sentirsi meglio. Marla rimpiange di non aver chiamato l’hospice prima.
 
C’è un altro punto. L’assistenza è molto difficile. E’ difficile per la famiglia e per gli amici. E’ perfino dura per la persona che la riceve. Un tempo indipendenti, lui o lei ora si trovano a dovere affrontare l’umiliante situazione di avere bisogno della più intima assistenza da parte di altri. In queste situazioni la rabbia esplode facilmente, si perde facilmente la pazienza, e si possono dire cosa di cui più avanti ci si potrà pentire. E di nuovo dopo la morte questi cose possono perseguitarci.
 
Riconsiderare tutte queste cose fa parte integrante del processo di sofferenza.  Le cose sembrano sempre diverse con il senno di poi, rimosse tutte le pressioni che ci hanno indotto a comportarci nel modo in cui ci siamo comportati.
 
Riconoscere questo fatto rappresenta il primo passo nella gestione dei propri sentimenti. Ma anche altre cose ci possono essere utili. Se questi argomenti davvero ci turbano è utile parlarne con uno psicologo o in un gruppo di sostegno. Riesaminare la malattia e ricordare a noi stessi tutte le situazioni che ci hanno condotto ad agire nel modo con cui abbiamo agito ci rassicurano sul fatto che se dovessimo confrontarci con le medesime situazioni, con informazioni e scelte simili, difficilmente agiremmo in  modo diverso. Esplorare le nostre decisioni e comportamenti con altri che comprendono ci può rassicurare sui limiti umani delle nostre capacità e della nostra pazienza.
 
Se il senso di colpa è forte ci possono essere d’utilità altri espedienti. A volte scrivere alla persona che è  morta, o parlare ad una sedia vuota al cimitero, ci possono dare le opportunità necessarie per chiedere, ricevere e offrire perdono. Anche i nostri rituali e convinzioni possono essere strade che conducono al perdono.
 
Tutti questi atti possono portarci ad affermare un punto cruciale nella nostra lotta contro l’angoscia. Sottoposti a tutto lo stress del dolore, della malattia, dell’assistenza abbiamo fatto dopotutto la cosa migliore che potevamo fare.
 
   

Estratto da Journeys, Aprile 1997
Titolo originale: Guilt and Regret in Prolonged Illness

© Hopice Foundation of America

http://www.hospicefoundation.org