Cure palliative: Spiritualità

 

 

Spiritual Care Matters: una risorsa introduttiva per il personale NHS della Scozia

 

   

   

     

Nel Servizio Sanitario Nazionale, negli ultimi anni, si sono visti degli sviluppi rilevanti nella comprensione della cura spirituale. In un mondo multi-culturale in cui molti, pur avendo una ricca serie di credenze e valori, non si identificano facilmente con un particolare gruppo o comunità, le etichette religiose sono spesso usate e viste in termini di divisione e tensione.

La cura spirituale, afferma la risorsa - che vuol essere un contributo utile per meglio comprendere tutta l’area della cura spirituale – dev’essere sia inclusiva, sia rispettosa delle differenze umane. Ascoltando meglio i bisogni particolari di persone differenti ci si prepara per un lavoro più efficace che dà maggiore soddisfazione. Non si tratta semplicemente di aggiungere un nuovo peso al fardello del personale. Il provvedere alla cura spirituale rappresenta l’essenza stessa del loro lavoro; facilita e promuove la guarigione, nel senso più ampio della parola, sia a chi pratica la cura, sia a chi la riceve. 

La spiritualità sembra a volte catturata tra due estremi: da una parte ci sono quelli che vogliono celebrare un secolarismo moderno in cui i vecchi dogmi religiosi non opprimono più i pensatori razionali, dall’altra ci sono quelli che lamentano la deriva dalla religione verso un crudo materialismo, che piangono il dissesto della famiglia, della società e della moralità e spingono i vicini a tornare a Dio. La maggioranza delle persone, invece, sta in mezzo. Si dice che ci sono pochi atei nelle trincee, durante una tempesta sul mare, al capezzale o al funerale o di una persona cara... 

Le ricerche più recenti mostrano che mentre il numero delle persone che frequentano le chiese è in declino aumenta la disponibilità a parlare di cose spirituali (Hay, 2001). C’è pure una maggiore accettazione di filosofia e valori umanistici, testimoniata dal maggior numero di matrimoni e funerali laici, insieme ad un interesse più vivo negli esercizi spirituali tradizionali in senso largo. 

La cura spirituale, nel suo senso più ampio e inclusivo, è quella cura che riconosce e risponde ai bisogni dello spirito umano quando deve affrontare trauma, malattia o tristezza e può comprendere il bisogno di senso, di autostima, di autoespressione, di sostegno alla fede, forse di riti, preghiera o i sacramenti, o semplicemente di qualcuno che ascolta con attenzione. La cura spirituale inizia dall’incoraggiare il contatto umano in una relazione compassionevole, e procede nella direzione richiesta dal particolare bisogno. 

Una definizione dell’OMS (1948):

”La salute non va intesa semplicemente come assenza di malattia, si tratta di uno stato di benessere fisico, psicologico, sociale e spirituale”.

“Fino a poco tempo fa le professioni sanitarie hanno seguito per lo più un modello medico che si concentra sulle medicine e sulla chirurgia e dà meno importanza al credo e alla fede. Questo riduzionismo o visione meccanicistica del paziente come un semplice corpo materiale non soddisfa più. Pazienti e medici hanno incominciato a riconoscere il valore di elementi quali fede, speranza e compassione nel processo di guarigione.  Il valore di tali elementi ‘spirituali’ per la salute e per la qualità della vita ha portato alla ricerca in questo campo, nel tentativo di avanzare verso una visione più olistica della salute che comprenda una dimensione non-materiale e dia enfasi alle connessioni ininterrotte tra mente e corpo”. (OMS,1998)

La risorsa è scaricabile gratuitamente in pdf dal sito: 

http://www.nes.scot.nhs.uk/media/3723/spiritualcaremattersfinal.pdf

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Spiritual Care Matters

Cure palliative: Spiritualità

 

 

Spiritual Care Matters: una risorsa introduttiva per il personale NHS della Scozia

 

   

   

     

Nel Servizio Sanitario Nazionale, negli ultimi anni, si sono visti degli sviluppi rilevanti nella comprensione della cura spirituale. In un mondo multi-culturale in cui molti, pur avendo una ricca serie di credenze e valori, non si identificano facilmente con un particolare gruppo o comunità, le etichette religiose sono spesso usate e viste in termini di divisione e tensione.

La cura spirituale, afferma la risorsa - che vuol essere un contributo utile per meglio comprendere tutta l’area della cura spirituale – dev’essere sia inclusiva, sia rispettosa delle differenze umane. Ascoltando meglio i bisogni particolari di persone differenti ci si prepara per un lavoro più efficace che dà maggiore soddisfazione. Non si tratta semplicemente di aggiungere un nuovo peso al fardello del personale. Il provvedere alla cura spirituale rappresenta l’essenza stessa del loro lavoro; facilita e promuove la guarigione, nel senso più ampio della parola, sia a chi pratica la cura, sia a chi la riceve. 

La spiritualità sembra a volte catturata tra due estremi: da una parte ci sono quelli che vogliono celebrare un secolarismo moderno in cui i vecchi dogmi religiosi non opprimono più i pensatori razionali, dall’altra ci sono quelli che lamentano la deriva dalla religione verso un crudo materialismo, che piangono il dissesto della famiglia, della società e della moralità e spingono i vicini a tornare a Dio. La maggioranza delle persone, invece, sta in mezzo. Si dice che ci sono pochi atei nelle trincee, durante una tempesta sul mare, al capezzale o al funerale o di una persona cara... 

Le ricerche più recenti mostrano che mentre il numero delle persone che frequentano le chiese è in declino aumenta la disponibilità a parlare di cose spirituali (Hay, 2001). C’è pure una maggiore accettazione di filosofia e valori umanistici, testimoniata dal maggior numero di matrimoni e funerali laici, insieme ad un interesse più vivo negli esercizi spirituali tradizionali in senso largo. 

La cura spirituale, nel suo senso più ampio e inclusivo, è quella cura che riconosce e risponde ai bisogni dello spirito umano quando deve affrontare trauma, malattia o tristezza e può comprendere il bisogno di senso, di autostima, di autoespressione, di sostegno alla fede, forse di riti, preghiera o i sacramenti, o semplicemente di qualcuno che ascolta con attenzione. La cura spirituale inizia dall’incoraggiare il contatto umano in una relazione compassionevole, e procede nella direzione richiesta dal particolare bisogno. 

Una definizione dell’OMS (1948):

”La salute non va intesa semplicemente come assenza di malattia, si tratta di uno stato di benessere fisico, psicologico, sociale e spirituale”.

“Fino a poco tempo fa le professioni sanitarie hanno seguito per lo più un modello medico che si concentra sulle medicine e sulla chirurgia e dà meno importanza al credo e alla fede. Questo riduzionismo o visione meccanicistica del paziente come un semplice corpo materiale non soddisfa più. Pazienti e medici hanno incominciato a riconoscere il valore di elementi quali fede, speranza e compassione nel processo di guarigione.  Il valore di tali elementi ‘spirituali’ per la salute e per la qualità della vita ha portato alla ricerca in questo campo, nel tentativo di avanzare verso una visione più olistica della salute che comprenda una dimensione non-materiale e dia enfasi alle connessioni ininterrotte tra mente e corpo”. (OMS,1998)

La risorsa è scaricabile gratuitamente in pdf dal sito: 

http://www.nes.scot.nhs.uk/media/3723/spiritualcaremattersfinal.pdf

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