Cure palliative: Gestione del malato

 

              

          

L'importante ruolo della terapia occupazionale in oncologia

 

  

“Ricercatori e clinici dovrebbero prestare tanta attenzione allo sviluppo e mantenimento del benessere psicologico di fronte alla malattia grave quanto all’etiologia e trattamento di sintomi psichiatrici.” (Folkman e Greer, 2000)

     

     

HOPE, la sezione per HIV/AIDS, oncologia e cure palliative del Collegio di Terapeuti Occupazionali, ha pubblicato una guida per professionisti, manager e politici. La pubblicazione, “Occupational therapy intervention in cancer”, indirizzata in particolare ai manager delle reti oncologici, vuole dimostrare - sulla base del consenso esperto della professione supportato dalla letteratura, - la potenziale della terapia occupazionale.

Nel campo delle cure palliative si è visto, appunto, una graduale comprensione del fatto che la riabilitazione non si limita semplicemente a ripristinare la funzionalità indipendente delle persone. Significa piuttosto riaffermare la loro vita – in qualsiasi stadio si trovi – fornendo loro opportunità fisiche, sociali ed emozionali e un senso di controllo.

Il terapista occupazionale utilizza attività specifiche per limitare gli effetti della disabilità e promuovere indipendenza in tutti gli aspetti della vita quotidiana.

La terapia occupazionale mette a fuoco la natura, equilibrio, pattern e contesto di occupazioni e attività nella vita dell’individuo, di gruppi familiari e comunità. Si occupa del senso e motivazione che le persone attribuiscono alle occupazioni e attività e dell’impatto della malattia, della disabilità o della privazione sociale o economica sulla loro abilità di eseguirle.

L’obiettivo principale della terapia occupazionale è mantenere, restaurare o creare una corrispondenza benefica tra le abilità dell’individuo e le richieste della sua occupazione e ambiente, in modo da mantenere o migliorare il suo status funzionale e la possibilità di una sua partecipazione attiva.

Alcuni terapisti occupazionali fanno parte di equipe specializzate che lavorano in centri oncologici, nelle unità oncologiche o nella comunità. Altri lavorano nel campo delle cure palliative, cioè nella cura olistica attiva di coloro il cui tumore non risponde più ai trattamenti curativi. 

Come altri professionisti della riabilitazione, i terapisti occupazionali mirano a migliorare la qualità di vita delle persone in modo da renderla la più confortevole e produttiva possibile e permettere loro di vivere il più indipendentemente possibile. Questo anche quando l’attesa di vita è breve. Poiché gli ammalati di cancro possono sperimentare cambiamenti assai rapidi nella propria malattia e ambiente di cura, i terapisti che lavorano con loro devono sapere rispondere al cambiamento nei bisogni. Rispondono velocemente e pianificano con cura per il futuro, tenendo conto della possibile deteriorazione.

Hanno un ruolo a tutti gli stadi della malattia, dalla diagnosi alle cure palliative e di fine vita. Oggi molti oncologi valutano lo stato funzionale dei loro pazienti utilizzando indici di performance. Alcuni medici nel tumore polmonare, per esempio, utilizzano sistemi di valutazione dei gradi di performance, come l’ECOG Performance Status (Oken et al., 1982), per valutare quali trattamenti sono appropriati in un dato momento. I terapisti occupazionali hanno un approccio diverso: considerano mutevoli i gradi di abilità e lavorano con i pazienti per renderli più abili. E’ questo il loro contributo.

Poiché le persone si spostano tra la casa, l’ospedale e le cure specialistiche dovrebbero avere accesso al servizio di terapia occupazionale in qualsiasi stadio e in ogni settore. Dovrebbe essere un servizio “senza interruzioni” – concetto che si adatta benissimo alla visione olistica dei terapisti occupazionali.

Il punto di partenza del terapista occupazionale è sempre l’esperienza delle persone con cui lavora – il malato di cancro e la sua famiglia o chi si prende cura di lui – e le loro scelte e priorità stanno alla base di qualsiasi intervento che avviene. Il terapista occupazionale lavora come partner del malato di tumore aiutandolo a trovare nuove opzioni per migliorare la qualità della sua vita.   

La guida, dopo aver considerato in generale le abilità e gli obiettivi dei terapisti, approfondisce ciò che si può ottenere per quanto riguarda lo stile di vita, la gestione della stanchezza e l’autostima, facendo anche notare che gli interventi occupazionali possono prevenire le complicazioni e così ridurre i costi. Segue un capitolo dedicato agli interventi nel caso di sintomi specifici: dolore, stanchezza, nausea, vomito, disfagia, stitichezza, diarrea, problemi urologici, neurologici, orali e cutanei, affanno e tosse, insonnia, anoressia, deficit cognitivi, ansia e depressione, linfedema, edema e ascite, immagine corporea, metastasi ossee. Inoltre porta in appendice due “fact sheet”, fogli che approfondiscono le problematiche del tumore al seno e del cancro polmonare.

    

“Lavorando con chi è in fase terminale, i terapisti occupazionali danno valore al periodo che rimane all’individuo, lo aiutano a vivere nel presente, riconoscono il suo diritto all’autodeterminazione e preparano alla morte che si avvicina.” (Bye, 1998)

“Un intervento di terapia occupazionale, allo stadio del sostegno e delle cure palliative, ha come obiettivo il miglioramento della qualità di vita grazie al ripristino della funzione occupazionale. L’impegnarsi in attività significative, che siano creative, ricreazionali o di lavoro, aiuta a migliorare l’immagine di sé e raggiungere competenza nel compiere una mansione. Il terapista occupazionale può usare la relazione terapeutica che man mano si sviluppa per aiutare l’ammalato e la sua famiglia ad affrontare i cambiamenti di ruolo.” (Strong, 1987)

“I terapisti occupazionali sono abili nella valutazione continua. Sanno essere flessibili nel cambiare il trattamento e gli obiettivi in modo da assicurare un senso alla vita.” (Flanigan, 1982)

      

Fonte:

Occupational therapy intervention in cancer. Guidance for Professionals, managers and decision-makers

 www.cot.co.uk/publication/books-z-listing/occupational-therapy-intervention-cancer

 Per ulteriori informazioni o una copia del libretto contattare: jill.cooper@rmh.nhs.uk

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L'importante ruolo della terapia occupazionale in oncologia

Cure palliative: Gestione del malato

 

              

          

L'importante ruolo della terapia occupazionale in oncologia

 

  

“Ricercatori e clinici dovrebbero prestare tanta attenzione allo sviluppo e mantenimento del benessere psicologico di fronte alla malattia grave quanto all’etiologia e trattamento di sintomi psichiatrici.” (Folkman e Greer, 2000)

     

     

HOPE, la sezione per HIV/AIDS, oncologia e cure palliative del Collegio di Terapeuti Occupazionali, ha pubblicato una guida per professionisti, manager e politici. La pubblicazione, “Occupational therapy intervention in cancer”, indirizzata in particolare ai manager delle reti oncologici, vuole dimostrare - sulla base del consenso esperto della professione supportato dalla letteratura, - la potenziale della terapia occupazionale.

Nel campo delle cure palliative si è visto, appunto, una graduale comprensione del fatto che la riabilitazione non si limita semplicemente a ripristinare la funzionalità indipendente delle persone. Significa piuttosto riaffermare la loro vita – in qualsiasi stadio si trovi – fornendo loro opportunità fisiche, sociali ed emozionali e un senso di controllo.

Il terapista occupazionale utilizza attività specifiche per limitare gli effetti della disabilità e promuovere indipendenza in tutti gli aspetti della vita quotidiana.

La terapia occupazionale mette a fuoco la natura, equilibrio, pattern e contesto di occupazioni e attività nella vita dell’individuo, di gruppi familiari e comunità. Si occupa del senso e motivazione che le persone attribuiscono alle occupazioni e attività e dell’impatto della malattia, della disabilità o della privazione sociale o economica sulla loro abilità di eseguirle.

L’obiettivo principale della terapia occupazionale è mantenere, restaurare o creare una corrispondenza benefica tra le abilità dell’individuo e le richieste della sua occupazione e ambiente, in modo da mantenere o migliorare il suo status funzionale e la possibilità di una sua partecipazione attiva.

Alcuni terapisti occupazionali fanno parte di equipe specializzate che lavorano in centri oncologici, nelle unità oncologiche o nella comunità. Altri lavorano nel campo delle cure palliative, cioè nella cura olistica attiva di coloro il cui tumore non risponde più ai trattamenti curativi. 

Come altri professionisti della riabilitazione, i terapisti occupazionali mirano a migliorare la qualità di vita delle persone in modo da renderla la più confortevole e produttiva possibile e permettere loro di vivere il più indipendentemente possibile. Questo anche quando l’attesa di vita è breve. Poiché gli ammalati di cancro possono sperimentare cambiamenti assai rapidi nella propria malattia e ambiente di cura, i terapisti che lavorano con loro devono sapere rispondere al cambiamento nei bisogni. Rispondono velocemente e pianificano con cura per il futuro, tenendo conto della possibile deteriorazione.

Hanno un ruolo a tutti gli stadi della malattia, dalla diagnosi alle cure palliative e di fine vita. Oggi molti oncologi valutano lo stato funzionale dei loro pazienti utilizzando indici di performance. Alcuni medici nel tumore polmonare, per esempio, utilizzano sistemi di valutazione dei gradi di performance, come l’ECOG Performance Status (Oken et al., 1982), per valutare quali trattamenti sono appropriati in un dato momento. I terapisti occupazionali hanno un approccio diverso: considerano mutevoli i gradi di abilità e lavorano con i pazienti per renderli più abili. E’ questo il loro contributo.

Poiché le persone si spostano tra la casa, l’ospedale e le cure specialistiche dovrebbero avere accesso al servizio di terapia occupazionale in qualsiasi stadio e in ogni settore. Dovrebbe essere un servizio “senza interruzioni” – concetto che si adatta benissimo alla visione olistica dei terapisti occupazionali.

Il punto di partenza del terapista occupazionale è sempre l’esperienza delle persone con cui lavora – il malato di cancro e la sua famiglia o chi si prende cura di lui – e le loro scelte e priorità stanno alla base di qualsiasi intervento che avviene. Il terapista occupazionale lavora come partner del malato di tumore aiutandolo a trovare nuove opzioni per migliorare la qualità della sua vita.   

La guida, dopo aver considerato in generale le abilità e gli obiettivi dei terapisti, approfondisce ciò che si può ottenere per quanto riguarda lo stile di vita, la gestione della stanchezza e l’autostima, facendo anche notare che gli interventi occupazionali possono prevenire le complicazioni e così ridurre i costi. Segue un capitolo dedicato agli interventi nel caso di sintomi specifici: dolore, stanchezza, nausea, vomito, disfagia, stitichezza, diarrea, problemi urologici, neurologici, orali e cutanei, affanno e tosse, insonnia, anoressia, deficit cognitivi, ansia e depressione, linfedema, edema e ascite, immagine corporea, metastasi ossee. Inoltre porta in appendice due “fact sheet”, fogli che approfondiscono le problematiche del tumore al seno e del cancro polmonare.

    

“Lavorando con chi è in fase terminale, i terapisti occupazionali danno valore al periodo che rimane all’individuo, lo aiutano a vivere nel presente, riconoscono il suo diritto all’autodeterminazione e preparano alla morte che si avvicina.” (Bye, 1998)

“Un intervento di terapia occupazionale, allo stadio del sostegno e delle cure palliative, ha come obiettivo il miglioramento della qualità di vita grazie al ripristino della funzione occupazionale. L’impegnarsi in attività significative, che siano creative, ricreazionali o di lavoro, aiuta a migliorare l’immagine di sé e raggiungere competenza nel compiere una mansione. Il terapista occupazionale può usare la relazione terapeutica che man mano si sviluppa per aiutare l’ammalato e la sua famiglia ad affrontare i cambiamenti di ruolo.” (Strong, 1987)

“I terapisti occupazionali sono abili nella valutazione continua. Sanno essere flessibili nel cambiare il trattamento e gli obiettivi in modo da assicurare un senso alla vita.” (Flanigan, 1982)

      

Fonte:

Occupational therapy intervention in cancer. Guidance for Professionals, managers and decision-makers

 www.cot.co.uk/publication/books-z-listing/occupational-therapy-intervention-cancer

 Per ulteriori informazioni o una copia del libretto contattare: jill.cooper@rmh.nhs.uk

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